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la riforma fioroni

scritto da Giulio De Luca

La Riforma Fioroni oggi, sta facendo discutere moltissimi studenti. A costo di rischiare il linciaggio – premettendo che lo Studio non è il semplice fare i compiti e prendere un bel voto, ma un modo con cui si cresce, ci si sviluppa, si matura e si sviluppa un senso critico, quello che più oggi manca tra i giovani soprattutto, e quindi nello stesso tempo è anche un sistema che ci crea un pensiero, una filosofia di vita – vorrei dirvi quello che penso riguardo tutta questa storia.
Non molti anni fa avevamo una delle Scuole migliori del mondo, poi qualcosa è cambiato e adesso ci troviamo un sistema scolastico devastato e una massa di giovani, e anche di meno giovani, ignorante. Quando è stato tolto l’esame di riparazione ed è stato istituito il “sistema debito” tutti gli studenti hanno visto in questo sistema un modo per studiare di meno, ma ottenere comunque risultati – di fatto, è così. Accadeva, infatti – e accade ancora adesso – che molti studenti fossero ammessi all’esame di maturità nonostante avessero avuto uno o più debiti non sanati - saranno anche usciti con il minimo ma intanto hanno ottenuto un diploma che molta altra gente ha dovuto sudare. Poco tempo fa è stato istituito il “debito recidivo”, un sistema che da sì una seconda possibilità per il recupero del debito, però nello stesso è controproducente: se io, infatti, al primo anno di liceo classico dovessi prendere il debito in greco e non superarlo, e, al secondo anno non riuscissi di nuovo a recuperarlo o prendessi un’altra materia mi troverei a dover ripetere questo secondo anno, avendo però in ogni caso le lacune dal primo anno. Per questo motivo è preferibile fermare uno studente subito per aiutarlo ad affrontare in modo migliore gli anni successivi, oltre che a fargli capire come funziona veramente la scuola. Per non parlare del fatto che con la vecchia legislatura – prima di questa nuova Riforma – il debito era oggetto di bocciatura dopo due anni se non era sanato, quindi di fatto lo studente aveva due anni per recuperare un debito: una cosa assurda ed ingiusta nei confronti di tutti quelli che sudano per finire un anno anche con un misero sei, e poi si trovano persone che non hanno voglia di fare niente e nonostante questo hanno due anni per potere risanare il loro debito. Lo stesso vale per l’esame di maturità: se è stato deciso – e su questo credo che siamo quasi tutti d’accordo – che non si può essere ammessi con un debito, trovo ingiusto lasciar fare ad uno studente il proprio comodo per cinque anni e poi fermarlo alla fine e lasciargli il peso di tutte le sue responsabilità in una volta sola, invece di fermarlo prima e fargli perdere anni preziosi. La verità è che ci siamo troppo abituati a questo sistema facile, comodo che non riusciamo più a capire qual è quello giusto, io stesso preferire rimanere all’attuale sistema, ma più vado avanti e più capisco che qualcosa deve essere fatto. Se oggi il Ministro Fioroni fa una proposta del genere non dovete prendervela con il Governo – almeno per questa volta – bensì con tutti i nullafacenti  che hanno usufruito della facilitazione del “sistema debito” per fare il comodo loro. E siccome nel numero di tutte le persone che prendono un debito è molto più alto il numero di quelli cui vieni dato perché non hanno voglia di studiare, rispetto al numero di quelli a cui viene dato per problemi reali, e Fioroni non ha la possibilità di sapere se uno studente è una persona che non fa nulla oppure una persona con veri problemi, per colpa dei primi subiscono anche i secondi. Siamo in “democrazia”, la maggioranza vince. E’ stato tracciato un quadro non esaltante della situazione didattica italiana: "Quarantadue studenti italiani su cento sono ammessi con debito alla classe successiva, solo uno su quattro lo recupera, gli altri vanno avanti comunque" (dati del Ministero). Poi io credo che l’ultima parola resterà sempre in mano ai professori e nel momento in cui si trovano davanti l’esame non riuscito di uno studente che va bene in tutte le materie, che si comporta bene, che studia e si impegna, ci penseranno più di due volte a bocciarlo. Inoltre la nuova Riforma prevede che dopo gli scrutini intermedi, quindi subito dopo le valutazioni del primo quadrimestre, la scuola offra dei corsi di recupero per tutti gli studenti che non hanno raggiunto la sufficienza per colmare eventuali lacune, e, per verificare se dopo queste lezioni gli studenti le avranno colmate, affronteranno delle prove intermedie. Devo anche aggiungere che al momento in cui uno studente sarà rimandato in una materia avrà la possibilità di avvalersi, per tutto il periodo precedente l’esame, di corsi gratuiti gestiti dalla propria scuola e dai propri insegnanti.
Il tema di questa Riforma, è un argomento che ci divide. Oggi abbiamo bisogno di essere uniti. Il reinserimento dell’esame di riparazione non è altro che una spinta al maggior impegno da parte nostra. Le questioni sulla scuola su cui dobbiamo davvero lottare uniti sono altre: le controriforme scolastiche Moratti, Zecchino-Berlinguer; l’autonomia scolastica che trasforma le scuole pubbliche in aziende; il diritto all’istruzione che oggi manca nel nostro paese; il diritto ad un futuro certo e non precario e molte altre. Queste sono le cose per le quali almeno per ora dobbiamo lottare, bisogna procedere a gradi e se non si parte dal basso non possiamo pensare di cambiare un livello più alto. Quando dico che oggi nel nostro Paese l’istruzione non è un diritto, non dico un’assurdità: se gli studenti per studiare hanno bisogno dei libri e pagano questi libri, ecco che gli studenti pagano un loro diritto. Se non ci uniamo ora e non lottiamo per una vera istruzione libera non possiamo pretendere di ribellarci a questa Riforma. Se l’Istruzione non è un nostro diritto, non abbiamo il diritto di modificarla. Nel momento in cui ci apparterrà allora potremmo cambiarla. Non possiamo poi neanche comportarci da ipocriti: qualunque scusa troveremo, la vera ragione di ogni protesta contro questa Riforma è semplicemente il desiderio di continuare ad avere una vita facile a scuola. Ecco perché quello che dobbiamo pretendere con la protesta di venerdì, e con tutte quelle che ci saranno, non è l’abolizione della Legge, la quale è obiettivamente una soluzione valida dal punto di vista dell’apprendimento, bensì l’aumento delle possibilità di approfondimento e di recupero, chiedendo che vengano istituiti corsi gratuiti durante tutto l’anno scolastico oltre che durante i mesi estivi; chiedendo che le prove dell’esame di riparazione vengano decise a livello d’istituto da un’assemblea di tutti i professori di una data materia – sempre all’interno dell’istituto -, dopo aver confrontato i programmi svolti da ogni classe, in modo da rendere l’esame uguale per tutti e passabile anche per gli studenti che non hanno svolto tutto il programma. In questo modo allora potremmo creare davvero un sistema secondo il quale chi studia è “premiato” – se così possiamo dire – e va avanti, chi invece rimane indietro perché ha bisogno di più tempo e più attenzione per assimilare i programmi avrà tutti i mezzi per farlo, e chi invece si è votato al “nullafacentismo” avrà quello che si merita. Per finire io non parteciperò allo sciopero di venerdì perché lo trovo totalmente inutile e controproducente, almeno finché non cambieranno i termini della protesta. Se qualcuno di voi abbia voglia di contattarmi per eventuali commenti o proposte, può trovare il mio indirizzo e-mail nella sezione “contatti” del nostro sito.

 

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